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Il miso giapponese, fermenti per il microbiota

Il miso è tra i piatti dei ristoranti giapponesi che fioriscono nelle grandi città italiane. E proprio il miso, un cibo fermentato, è oggetto dell’attenzione degli scienziati per i suoi effetti positivi sul microbiota intestinale.

Che cos’è il miso
Il miso è una pasta di soia fermentata, originaria della Cina ma che ha conosciuto una lunga storia e il suo maggiore sviluppo in Giappone. Contiene svariati microrganismi vivi, come l’Aspergillus oryzae (un fungo) e fermenti lattici.

L’azione sul sistema immunitario
Un team di ricercatori di Tokyo ha voluto vederci chiaro e ha dedicato al miso un’indagine (condotta in laboratorio, sui topi) per cercare di spiegarne i suoi storici risvolti salutistici, documentati in altre ricerche. Le sorprese non sono mancate. Si è visto infatti che il miso ottimizza parte del processo mediante il quale i linfociti B (ossia, la guarnigione dei globuli bianchi che provvede a sfornare anticorpi specifici), si differenziano in plasmacellule, le milizie attive in prima linea che sparano pallottole chimiche per colpire i bersagli estranei.
Il miso, insomma, sembra influenzare il nostro compartimento difensivo stimolando direttamente le cellule immunitarie.

Gli effetti del miso sul microbiota
Già precedenti studi avevano qua e là segnalato prestazioni lusinghiere: è stato riportato che i lattobacilli isolati dal miso sopprimono le allergie e che questo alimento fermentato tradizionale tende a migliorare la pressione arteriosa con un effetto globalmente antipertensivo.
C’è pure chi ha dimostrato come le zuppe a base di miso (usato come se fosse un dado), assunte prima della gravidanza, riducano significativamente il rischio di parto prematuro.
Altre azioni biologiche emerse dagli studi: la soppressione del grasso, il ruolo antinfiammatorio e persino la prevenzione dell’ictus. E non è finita: si è visto che l’Aspergillus oryzae vanta la presenza di una sostanza chiamata glucosilceramide e che questa funziona da egregio prebiotico, ossia da nutrimento buono capace di favorire selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale.
In definitiva, il miso interagisce positivamente con il nostro microbiota. Tant’è che la ricerca in questione ha osservato che l’alimento giapponese aumenta, in seno al microbiota, i livelli intestinali di Blautia coccoides, individui batterici probiotici importanti su diversi fronti, dall’assimilazione dei nutrienti alla capacità di mitigare le malattie infimmatorie. È stato addirittura scritto che questa catena virtuosa di eventi biologici (cioè, l’aumento dei Blautia-batteri dovuto alla glucosilceramide dell’alimento fermentato) «potrebbe essere l’anello che lega cucina giapponese, flora microbica intestinale e longevità», come si legge nello studio.

Redazione Nutrivel