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I nuovi itinerari del cicloturismo urbano

I percorsi di cicloturismo urbano, in territori che prima non rientravano nei radar delle attrazioni turistiche, sono un booster del benessere. Per tenersi in forma durante un weekend culturale, dalla Ciclovia Adriatica agli Appennini.

La mobilità su due ruote non si sta limitando a rivoluzionare gli spazi urbani, ma soprattutto a creare nuove esperienze di viaggio slow. Andare più piano, faticare meno (anche grazie alle e-bike) lontano dall’inquinamento e dal traffico.
Pensiamo woonerf, strade in cui ci sono piccoli dossi, aiuole e ostacoli che costringono a diminuire la velocità: sono distribuiti in varie città dei Paesi Bassi e sono spesso contrassegnati da una segnaletica in cui è invertita la gerarchia tra i pedoni, i ciclisti e i veicoli a motore. Questi percorsi in bicicletta cittadini fanno parte della storia di questi luoghi e sono uno degli accorgimenti adottati in passato per gestire un’urbanistica che scoraggiava l’utilizzo delle biciclette a favore delle auto.
Se per i Paesi Bassi l’obiettivo di spazi a misura delle due ruote è stato raggiunto, per altre città europee c’è molto da fare. Gli ingranaggi però si stanno muovendo veloci per progettazioni urbane più inclusive per i ciclisti. Di recente a Milano è stato inaugurato il piano Strade Aperte, che prevede piste ciclabili per 35 chilometri che innerveranno il tessuto urbano. A elogiarlo è stata anche Greta Thunberg. Per Parigi si parla di circa 650 chilometri. A Brighton, il lungomare è stato chiuso alle auto dalle 8 alle 20. A Dublino il progetto Dublin Port Cycle Route sottrae gli spazi di carico e scarico del porto al traffico automobilistico per destinarli alle biciclette.
In Italia gli anni della pandemia hanno dato un contributo positivo in questo senso. Il ridimensionamento delle possibilità di spostamento ha ravvivato un interesse per il turismo di prossimità, che consente di viaggiare senza lunghi spostamenti e alla scoperta di luoghi non troppo affollati. Il bonus biciclette ne ha incentivato l’acquisto e il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nel pacchetto di investimenti e riforme ha previsto dei finanziamenti per la Ciclovia Adriatica, per quella della Magna Grecia, che si distende dalla Basilicata alla Sicilia e coinvolge la Calabria, e per quella del Vento, che unisce Torino e Venezia.
A questi aspetti contingenti, se ne è unito uno tecnologico. Nel mondo del ciclismo sono entrate le e-bike che permettono a chi non è allenato di salire sul sellino e avventurarsi su percorsi che prima non avrebbe previsto.
Anche se l’orizzonte Amsterdam non è ancora vicino, l’Italia e l’Europa stanno lavorando per gestire un’urbanistica che scoraggi l’utilizzo delle auto a favore delle biciclette e crei opportunità nuove per un turismo sostenibile, consapevole e a suo modo esclusivo, come dimostrano questi itinerari. 

Scoprire le coste e l’entroterra in Italia con i percorsi di cicloturismo

In attesa che nuove piste ciclabili prendano vita in Italia, ci sono luoghi che possono già essere esplorati grazie a diverse iniziative. Uno di questi è legato all’Appennino e al progetto Appennino Bike Tour. La più lunga ciclovia d’Italia è divisa in diversi percorsi a chilometraggio e difficoltà differenti. Sulla sua linea di sviluppo si va da Gubbio ad Assisi, si passa da Amatrice, si arriva in Basilicata, si supera lo stretto di Messina e in Sicilia si percorre la strada da Bronte a Capizzi.
Per chi preferisse fare una puntata sulla costa, è possibile seguire la via della Costa dei Trabocchi, che parte dal mare e prosegue con lunghi percorsi tra le colline dei vini abruzzesi. In Puglia si può studiare un itinerario di 7 giorni e 200 km che parte da Lecce arriva a Santa Maria di Leuca, con tappe a Otranto e Celecanto, e poi risale verso Gallipoli. È il Salento Bici Tour e prevede percorsi a tema gastronomico, familiare o con le classiche tappe.

Costeggiare fiumi e valli con escursioni a 0 impatto ambientale

Green Wellness Route, Slovenia
Nel 2022 l’ente del turismo sloveno ha lanciato questo nuovo percorso di cicloturismo che attraversa colline, vigne, valli e centri termali. Parte da Lubiana, si spinge al confine austriaco e poi scende verso la Croazia. Si può fare tappa in piccole città medievali con castelli, in centri noti per la produzione della birra e poi fare un tuffo in piscine alimentate da sorgenti naturali. Nel mezzo, per dare ristoro, ci sono diversi resort che osservano regole di sostenibilità ambientale ed economica: energia rinnovabile, riciclaggio, ristoranti che servono cibo locale. Si deve arrivare lì senza l’utilizzo dell’auto. L’atmosfera è quella esclusiva dei luoghi che sono accessibili a pochi.

Lungo il Danubio blu
Il fiume più lungo d’Europa sembra avere riscoperto la sua natura di via di traffico sostenibile. Lungo la sua linea si contano 3.000 km circa di piste ciclabili che attraversano la Germania, l’Austria, la Slovacchia e l’Ungheria. Si passa da Passau e Ratisbona, dove fare una pausa con un sorso di birra nei biergarter locali, e si arriva a Vienna o Bratislava, con anche la possibilità di fare un tuffo nei bagni termali di Budapest.

Girare in bici nelle città Europee: non solo Amsterdam
Amsterdam è la capitale della bicicletta ed è risaputo che in città comandano più i ciclisti degli automobilisti. Non è però l’unica big city europea che trasforma le bici nelle vere protagoniste del traffico cittadino. Copenaghen ha i corrimano ai semafori per consentire ai ciclisti di trovare un appoggio prima che scatti il verde. Agli angoli si trovano dei cestini che hanno una collocazione specifica e una forma perfetta per buttare la spazzatura dalle due ruote. Le strade sono così sicure per le bici che si vedono bambini di 4 anni che vanno a scuola con questo mezzo. Di fronte ai caffè e ai bar c’è spazio in abbondanza per il parcheggio delle due ruote. A detta di molti è un posto perfetto per chi ha deciso di parcheggiare l’auto per qualche giorno ed emanciparsi dai mezzi pubblici.

Redazione Nutrivel