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Bullet journal: tenere un diario può far bene alla salute

Compilare diligentemente un Bullet journal è un sistema per tenere traccia delle cose importanti e per monitorare il proprio stato di salute, trasformando i doveri in un antistress.

Il bullet journal, per i più esperti semplicemente “bujo”, è un sistema di organizzazione personale basato sulla codifica e pianificazione di liste di attività programmate.

Chi ha inventato il bullet journal e perché?
Creato da Ryder Carroll, digital product designer e autore del New York Times, il bullet journal nasce con lo scopo di tenere traccia del passato, organizzare il presente e pianificare il futuro utilizzando strumenti di uso quotidiano: penna e quaderno – ed eventualmente un righello, se non abbiamo la mano ferma.

Che struttura ha un bullet journal?
Visto nel suo complesso, il bullet journal sembrerebbe solo serie di liste di cose da fare, di “to do list”, organizzate per giorno e progettate settimanalmente.
La differenza è che queste to do list però non sono su foglietti volanti e post it, ma su pagine (numerate) di quaderno, e che a questo quaderno si aggiunge un planner semestrale, uno mensile e un indice iniziale – in cui registrare in che pagina abbiamo fatto i vari planner.
In questo modo, facendo il piano settimanale/giornaliero sul bujo, ogni attività verrà registrata, monitorata e gestita nel tempo.

Come iniziare a fare un bujo?
Il bullet journal funziona utilizzando sempre 2 pagine affiancate alla volta.
Iniziamo quindi prendendo un quaderno, solitamente un quaderno puntinato o bianco, e nelle prime due pagine affiancate mettiamo il nostro indice.
Nelle seconde due pagine disegniamo un planner semestrale dividendo le pagine in tre.
Nella terza coppia di pagine metteremo a sinistra il calendario mensile, con tutti i giorni del mese e della settimana e a destra tutte le attività previste per il mese.
Dalla quarta coppia, divideremo le pagine in 6: 5 parti per i 5 giorni della settimana più una per il week end.

Cos’ha il bullet journal che non ha una normale agenda?
È quando abbiamo impostato la nostra base che arriva il bello del bullet journal, ovvero la codifica delle attività. Il bullet journal è infatti pensato non per pianificare il tempo come un’agenda, ma per organizzare le priorità – e questo è possibile grazie all’uso di un sistema di simboli da utilizzare all’inizio di ogni settimana.
Ognuno può inventare il proprio sistema, ma di solito si utilizza quello inventato da Ryder Carroll: un puntino per cose da fare, un cerchietto per gli eventi e un trattino per le note. Più un asterisco sulle cose da fare con particolare priorità.
Alla fine del mese, si analizzano tutte le cose che erano nelle to do list settimanali del mese concluso e si spuntano con una x se sono state fatte, si cancellano con una riga se non meritano più di occupare il nostro tempo o si segnano con un > se sono state posticipate al mese successivo. Queste ultime si mettono nel planner del nuovo mese e si gestiscono nelle settimane in arrivo.

Perché tenere un bullet journal fa bene?
Ci sono due ragioni principali.
La prima è che organizzare le attività e le priorità in questo modo – che ammettiamo non essere veloce quanto dettare una nota a Siri o aggiungere una riunione a Google Calendar – ci obbliga a prendere del tempo per riflettere su quanto siamo impegnati e a comprendere se e quanto siamo sopraffatti dalle attività quotidiane – e ad agire in maniera efficace. Inoltre, quando ci si prende la mano, si può iniziare a trasformare il bullet journal in un hobby rilassante, ad esempio decorandolo con disegni a mano libera o con stickers, come se fosse un diario segreto.
È quindi un’attività che ci aiuta a gestire gli impegni e di conseguenza lo stress.
La seconda sta nella parte di creazione delle “habit track”, i registri delle abitudini.
Questi registri sono uno sviluppo che ha preso piede tra i fan del bujo e che non fanno parte dell’idea originale di Ryder Carroll, ma che sono estremamente interessanti per analizzare nel tempo i nostri comportamenti.
Si tratta di creare uno o più lunghi rettangoli suddivisi in 30 o 31 quadratini, che attraversano la coppia di pagine e che registrano il ripetersi di alcuni nostri comportamenti nell’arco di un mese.
Ad esempio si riempie un quadratino per ogni volta che abbiamo raggiunto i 2 litri di acqua bevuti, oppure ogni volta che abbiamo dormito almeno 7 ore, oppure se siamo andati in palestra, se non ci siamo mangiati le unghie, se abbiamo raggiunto i 10.000 passi quotidiani, se abbiamo mangiato almeno 1 frutto ecc.
Si può anche utilizzare per tenere traccia dell’aderenza alla terapia (es. per chi prende farmaci quotidianamente e ancora non ha preso l’abitudine) e per monitorare ogni tipo di comportamento da modificare o da consolidare.
Non a caso questa attività vanta milioni di seguaci nel mondo ed esistono anche dei corsi per poter imparare a farla al meglio!

Redazione Nutrivel